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Agipronews.it - 19/11/2014 - Adm risponde a Obiettivo 2016: “Scommesse senza concessione, richiesta irricevibile”, Maurizio Ughi: “Andremo avanti con azioni legali, operatori italiani discriminati”

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ROMA – Per raccogliere scommesse in Italia rispettando le leggi serve una concessione statale: é quanto ha sottolineato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in una “risposta di cortesia” alla richiesta dell’ex Snai Servizi, oggi “Obiettivo 2016”, di ottenere una autorizzazione alla raccolta. Come apprende Agipronews da fonti istituzionali, a margine dell’udienza di oggi al Tar Lazio, i Monopoli nella risposta hanno ribadito le attuali disposizioni di legge, ovviamente già note alla società, e ritenuto la domanda irricevibile. 

Oggi al Tar era prevista la discussione del ricorso contro il silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che non aveva fornito alcuna risposta alla richiesta di autorizzazione alla raccolta di scommesse, pur in assenza di concessione. Una richiesta motivata da Obiettivo 2016 con l’esigenza di “mettere fine alla discriminazione, non imponendo agli operatori italiani una competizione falsata e quindi insostenibile”.

“La nostra azione legale andrà avanti in tutte le sedi possibili perché pretendiamo che ci sia un’unica regola. Se nessun tribunale italiano la riconoscerà, la chiederemo all’Europa. In passato erano gli operatori non autorizzati i discriminati, adesso lo siamo noi e la questione deve essere risolta”. Così Maurizio Ughi, amministratore unico di “Obiettivo 2016”, commenta ad Agipronews la risposta negativa dei Monopoli. La società ha già presentato un nuovo ricorso che verrà discusso in udienza pubblica il prossimo 18 febbraio. “La fissazione della discussione al 18 febbraio, mi dicono gli avvocati, è un dato molto positivo – ha aggiunto Ughi – perché vuol dire che i giudici ritengono che la questione vada affrontata rapidamente. Gli operatori non autorizzati – ha chiarito ancora Ughi – lavorano grazie a una discriminazione riconosciuta dalle normative europee, ora però siamo noi i discriminati e per questo chiediamo all’Amministrazione parità di trattamento. Siamo cittadini italiani ma all’interno di un ’condominio’ europeo – ha concluso – e se le leggi italiane non vanno bene che vengano disapplicate ma per tutti. Allo stato attuale noi stiamo alle regole dettate dallo Stato italiano e gli altri no, quindi chiediamo che almeno ci trattino come loro”.

Fonte Agipronews

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