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Tar Toscana, slot e vlt: distanze da luoghi sensibili devono essere reali, non calcolate col “compasso”

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8 luglio 2015

Per risolvere il problema della dipendenza da gioco patologico la soluzione dei “500 metri” – come dimostra la sentenza del Tar Toscana e le modifiche apportate al regolamento regionale in passato – è totalmente inefficace. Lo Stato e le Regioni devono dialogare se si vuole intervenire in maniera determinata. Il caos in cui vige il settore è frutto dell’abbandono da parte dello Stato, che ha di fatto autorizzato gli enti regionali a colmare questo vuoto normativo. Il codice dei giochi poteva essere l’occasione giusta, che lo Stato però si è lasciato sfuggire, compromettendo gravemente la già fragile riserva sui giochi. La confusione regna ormai sovrana.

Maurizio Ughi

ROMA – I regolamenti comunali che impongono una distanza minima da luoghi sensibili per le sale slot e vlt non possono basarsi su “una misurazione puramente astratta, effettuata disegnando un cerchio di 500 metri di raggio”. E’ quanto si legge in una sentenza del Tar Toscana che ha accolto il ricorso del titolare di una sala contro il regolamento del Comune di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa.
La distanza minima prevista deve “però, per avere un senso ed essere efficace, deve essere reale e non puramente virtuale: in caso contrario lo scopo della norma rischierebbe di essere vanificato; 500 metri calcolati come raggio di un cerchio corrispondono alla stessa distanza su un percorso in linea retta, ma possono corrispondere a distanze ben maggiori su percorsi diversi”. In sostanza, non basta misurare con un compasso, ma si deve effettuare una valutazione aderente alla realtà, calcolando i percorsi e gli itinerari possibili. Un’applicazione letterale del regolamento, basato sulla legge regionale toscana, avrebbe “conseguenze illogiche, non proporzionate rispetto alla finalità perseguite dalla disciplina regionale e discriminatorie rispetto alle diverse attività economiche coinvolte; il che potrebbe indurre a dubitare della stessa legittimità costituzionale della disposizione”, tanto che la stessa legge della Regione Toscana è stata modificata pochi mesi dopo precisando che i 500 metri di distanza vanno misurati “in base al percorso pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale”.

Di seguito il paragrafo della sentenza in cui la modifica alla legge regionale:

“…E non può ritenersi un caso che con la L.R. n. 85/2014 (di pochi mesi successiva al provvedimento impugnato) l’art. 4 comma 1 della L.R. n. 57/2013 sia stato così sostituito: “È vietata l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale”. Evidentemente lo stesso legislatore regionale si è reso conto delle criticità e dei possibili effetti controproducenti del testo originario e ha ritenuto necessario modificarlo. Certo la nuova versione della norma non è direttamente applicabile alla vicenda in esame, ma ciò non impedisce di accogliere ugualmente il ricorso ritenendo fondata la censura relativa alla misurazione della distanza; e tale conclusione risulta ancora più convincente se si tiene conto che attualmente la società ricorrente, ove fosse stata legittimamente revocata la precedente licenza, ben potrebbe chiederne nuovamente il rilascio, non ostandovi più il motivo posto a fondamento della revoca qui impugnata”.