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Sanatoria CTD, l’Avvocatura dello Stato al Tar: “Procedura d’emergenza, gara pubblica non necessaria”

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16 aprile 2015

Leggiamo e commentiamo:

Giusto chiedere un risarcimento allo Stato se si ritiene di essere stati discriminati e danneggiati. Illogico affermare che lo Stato non debba provvedere a sanare un problema oggettivo. Siamo d’accordo sull’ammissione di responsabilità, ma ricorrere contro la regolarizzazione significa di fatto accettare che possa esistere una doppia rete, invece che aiutare lo stato a crearne una unica, con regole uguali per tutti.

ROMA – La procedura di regolarizzazione dei centri scommesse non autorizzati “risponde a una finalità emergenziale, unica nel suo genere” e dunque non viola nessun principio in materia di contratti pubblici. E’ quanto si legge nella memoria dell’Avvocatura di Stato, che Agipronews ha potuto visionare, in risposta ai ricorsi presentati dai concessionari King Bet e Betfin contro la sanatoria prevista dalla legge di stabilità per le agenzie estere senza concessione. Nella camera di consiglio in programma domani al Tar Lazio, i legali dell’Amministrazione sosterranno come la procedura è stata resa necessaria da una situazione di ambiguità del mercato – la coesistenza di bookmaker autorizzati e altri senza concessione – che va avanti da quindici anni. “Si tratta di una realtà che non può essere più ignorata – si legge nella memoria – tanto più a ridosso dell’operazione politica di riordino complessivo previsto dalla legge delega fiscale” ed è “vano censurare la procedura come strumento irregolare di aggiramento di gare pubbliche”. Tanto più che “l’associazione confindustriale di riferimento” delle due società “è da tempo che tuona contro l’invasione del mercato nazionale delle scommesse da parte dei CTD contrattualizzati con società estere”.

L’eccezionalità del provvedimento rende infondata anche la presunta violazione del regime di riserva statale per il gioco. “Quello che gli aderenti alla procedura conseguono – si legge – è pur sempre un ’diritto’ ad esercitare raccolta di scommesse”, ma a differenza del passato i bookmaker non operano più nel loro esclusivo interesse, bensì per conto dello Stato. Il condono, continua l’Avvocatura, presume la non punibilità dei soggetti emersi anche dal punto di vista penale (altro punto contestato dalle società ricorrenti) e riguardo al disciplinare di raccolta “la legge non ha prescritto affatto che dovesse coincidere in tutto con quello dei soggetti provvisti di concessione di Stato”. Gli avvocati dello Stato chiedono infine ai ricorrenti se “preferiscano conservare i 7000 ctd censiti come concorrenti dotati di un vantaggio competitivo o non trovino meglio averli come concorrenti alla pari”. Una domanda retorica, che verrà riproposta anche domani davanti ai giudici della seconda sezione.

Fonte Agipronews