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Maurizio Ughi su TS: «Annunci e divieti non servono a nulla!»

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Le modifiche alla legge antiludopatia della Toscana «hanno aspetti positivi, come la tutela delle attività esistenti, ma non risolvono certo il problema della ludopatia, quando si presenta, visto che il distanziometro è un’arma inefficace: si fanno annunci per tenere buona l’opinione pubblica, ma alla fine non si adottano provvedimenti che forniscono soluzioni concrete». E’ quanto ha detto ad Agipronews Maurizio Ughi (nella foto a destra), Amministratore Unico di Obiettivo 2016, commentando le decisioni prese la scorsa settimana dal Consiglio Regionale della Toscana, che ha modificato la legge regionale 57/2013, definendo le distanze minime (500 metri) ed inserendo anche i corner di scommesse sportive (vale a dire le strutture non dedicate in via esclusiva alla raccolta di gioco) tra i punti soggetti al distanziometro.

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«La norma in sé non è espulsiva, rispetto ad altre prese in altre Regioni, forse anche perché in Toscana abbiamo un settore ippico ben radicato e diversi ippodromi per la maggior parte di proprietà comunale – dice ancora Ughi -, ma il problema nascerà con le nuove attività, che potrebbero considerarsi discriminate o sottoposte a una normativa non equa. Il problema più concreto è sempre relativo all’adozione dei distanziometri, che nei regolamenti comunali sono ancora più restrittivi: lo dico da tempo, non esiste una “ludopatia al metro” il problema non si risolve con divieti o mettendo linee di demarcazione. Non è spostando l’offerta che si risolve il problema». Secondo Ughi, paradossalmente, la creazione di aree off limits avrebbe invece effetti deleteri perché impedirebbe di «educare le persone a contrastare l’abuso di gioco: è proprio dove si gioca che si può intervenire educando, mentre vietare tutto per risolvere i comportamenti a rischio è come pensare di far dimagrire qualcuno lasciandogli vuoto il frigorifero. Le amministrazioni locali, invece di lavorare sull’educazione puntano sui divieti, con azioni scoordinate, tanto per dire di aver fatto qualcosa, ma senza risolvere nulla. Una strategia simile a quella adottata dal sottosegretario Baretta: ha annunciato soluzioni, ma alla fine non ha mai fatto nulla». «Fino ad oggi- ha concluso Ughi – si è ritenuto più importante l’annuncio nei confronti dell’opinione pubblica, invece di puntare a una risposta strutturata per risolvere il problema qualora si presenti». 

FONTE TS