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Maurizio Ughi a TS: « Il distanziometro non ha senso. E’ solo uno spot pubblicitario dei politici»

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Le distanze dai cosiddetti “luoghi sensibili” le considera inutili e pretestuose. Al punto da preferire una politica proibizionista, invece delle mezze misure. Così Maurizio Ughi, da sempre nel settore delle scommesse e oggi alla guida di un gruppo di agenzie che invocano la gara per le nuove concessioni. Ecco come ha spiegato a “Ts” la sua posizione.

– Cos’ha di sbagliato il distanziometro?  

Un provvedimento senza senso.   Un conto è vietare il gioco in strade particolari, come potrebbe essere via Frattina a Roma o via Montenapoleone a Milano, dove anche un meccanico stonerebbe con il contesto. Ma poi a cosa servono 500 metri di distanza da un cimitero?!? Temono la resurrezione? È uno spot pubblicitario dei politici e dimostra la loro incapacità di affrontare un problema: se fosse vero che il gioco vicino a certi luoghi rappresenta un pericolo per la salute dei cittadini, hanno perso fin troppo tempo! Avrebbero dovuto farlo prima.   Qui, se vogliono fare un provvedimento che sia a vantaggio della salute dei cittadini, per prima cosa dovranno parlare con chi sta su I territorio, con chi gestisce le sale e tutte le mattine alza la saracinesca e sta a contatto con il cliente, con il giocatore. E sono tutti interessati a far giocare di meno e avere più clienti, perché nel commercio la regola è: meglio poco da tanti che tanto da pochi. Per non correre il rischio che perdendo anche pochi clienti si debba chiudere l’attività. Questi provvedimenti servono solo alla comunicazione politica. Che poi rischiano di diventare un boomerang, perché quando le persone si accorgeranno che questo provvedimento non avrà efficacia, si rivolteranno contro gli amministratori accusandoli di essere incompetenti.

- Comunque, l’assessore della Lombardia, Viviana Beccalossi, dice che il Governo ostacola le azioni di contrasto (quindi anche il distanziometro) e lo accusa di sostenere le lobby del gioco.  

Ma anche la Beccalossi ha saputo fare solo il distanziometro. È intervenuta ¡n un campo che non conosce senza parlare con chi in questo settore ci lavora. Qui c’è da capire se il gioco va vietato oppure no. Se non lo si vieta, è più logico che sia sotto il controllo dello Stato, visto che muove denaro, e va regolamentato con delle norme che abbiano un senso. La regola del distanziometro è priva di senso.

- Ma chi dovrebbe stabilire se il distanziometro è efficace o no?  

Credo che ci siano due appuntamenti che potrebbero mettere fine a questa storia dei distanziometri. Il primo è il Consiglio di Stato, che dovrà decidere quanto prima su alcuni provvedimenti che sono stati impugnati dagli operatori.   Ed è molto probabile che il Consiglio di Stato dica che il distanziometro non serve a nulla, essendo più riflessivo dei tribunali amministrativi regionali. In secondo luogo, quasi sicuramente ci saranno dei provvedimenti del Parlamento europeo o della Corte di giustizia europea. Perché non può essere consentito che imprese autorizzate dallo Stato italiano, e che anzi lavorano su mandato dello Stato, debbano avere delle limitazioni di questo genere che non hanno alcun senso pratico.