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Maurizio Ughi a Il Riformista: «A casa 80mila lavoratori Conte, che aspetti? Riapri le sale»

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Nel corso degli anni abbiamo versato centinaia di miliardi di euro nelle casse dello Stato togliendo quei soldi alle mafie. E ora, in attesa di un Dpcm, sono a casa 80mila lavoratori del settore gioco”. Lo afferma in un’intervista al Riformista Maurizio Ughi, presidente di Obiettivo2016, società di servizi che chiede al governo di rispettare l’impegno preso per l’anno 2016, ovvero quello di bandire le gare per l’apertura di 10.000 nuovi punti gioco in Italia, sottolineando che “il settore ha 25 milioni di clienti che vengono serviti da migliaia di imprese al meglio e nel pieno rispetto delle regole. Chi nel governo demonizza il gioco dimostra tutta la sua ipocrisia”. “C’è una contraddizione di fondo se chi – continua Ughi -, come i 5 Stelle, demonizza il gioco non solo riscuote miliardi di tasse dal settore, ma vara leggi che invece di favorire le piccole imprese avvantaggiano i grandi gruppi. Altra storia è la lotta al gioco patologico, che comunque rappresenta una minoranza sul totale dei giocatori. Su questo fronte il governo dovrebbe investire di più, considerando tutte le tasse che ogni anno riscuote dalle scommesse legali“. Quanto alle differenze tra l’allora ministro Visco e l’attuale ministro Gualtieri, Ughi afferma che “all’epoca il principale obiettivo era togliere all’illegalità un mercato così grande e tutelare gli scommettitori. Legalizzando il gioco lo Stato si è riappropriato di miliardi di euro che altrimenti sarebbero finiti altrove. Al giorno d’oggi ci vorrebbe qualcuno che avesse la competenza e il coraggio e che ci mettesse la faccia per affrontare seriamente la situazione. Per ora non mi pare ci sia qualcuno in grado di farlo e disposto a farlo. In Italia ci sono 5.700 negozi dove si fa per lo più gioco a base sportiva. Senza la pubblicità è difficile che i 25 milioni di clienti che giocano riescano a confrontare le quote pagate dalle varie società di scommesse”.  “Con il Decreto dignità Di Maio, più che fare qualcosa di concreto per la lotta alle ludopatie, ha favorito i gruppi di scommesse più forti che hanno consolidato, gratis, la loro posizione di mercato. I grandi concessionari, che avevano milioni di euro di budget destinati alla pubblicità, hanno risparmiato quei soldi che, in assenza di concorrenza, non avevano bisogno di investire”. Quanto al lockdown, dice: “Abbiamo azzerato completamente i ricavi. Dall’8 di marzo anche noi siamo stati obbligati a stare chiusi e per ora non è definita la data della riapertura, anche se la prossima settimana ripartiranno diverse competizioni sportive. Finché non viene fatto un Dpcm con le relative linee guida e i protocolli, non possiamo riaprire. Abbiamo mandato tutte le nostre considerazioni al Comitato tecnico-scientifico e al governo ma per ora non abbiamo ricevuto risposte. Questa assenza rischia di favorire chi agisce nell’illegalità. Senza un intervento del governo e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, non siamo in grado di accettare scommesse. Tra sale scommesse, sale bingo e sale slot ci sono circa 80.000 persone che non lavorano più. Si tratta di cittadini, padri e madri di famiglia come tutti gli altri, e sarebbe ingiusto continuare a discriminarli”.

 

FONTE RIFORMISTA/ADNKRONOS