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Limiti orari a Roma, il Consiglio di Stato dice no alle sale giochi: “Via libera all’ordinanza della sindaca”

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L’ordinanza sui limiti orari di Roma per le slot e videolottery tutela la salute pubblica e il benessere della cittadinanza. Il Consiglio di Stato dà il disco verde definitivo all’ordinanza firmata dalla sindaca Virginia Raggi nel 2018, che prevede il funzionamento degli apparecchi nella Capitale dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 18 alle 23. Nella sentenza pubblicata oggi, la prima di una lunga lista di ricorsi presentati dagli operatori del settore, i giudici confermano quanto già deciso dal Tar Lazio, che pure aveva dato l’ok al provvedimento. La documentazione presentata dal Comune «dimostra con una dettagliata motivazione che l’istruttoria» su cui si poggiano i limiti orari «è stata del tutto completa». Dai dati del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, scrivono i giudici, emerge che per la ludopatia c’è «un aumento progressivo del numero di soggetti in carico ai servizi di cura»; a preoccupare il Comune è stato anche «l’elevato numero di aperture di sale da gioco autorizzate»,  un segno «che appare innegabilmente insuperabile quanto alla prova della necessità di misure di contenimento da adottare». Respinto dai giudici anche il richiamo fatto dagli operatori all’intesa sui giochi trovata in Conferenza unificata nel 2017: in quella sede era stato stabilito un limite massimo di 6 ore al giorno di interruzione del gioco, ma con una clausola che autorizzava anche l’efficacia di norme locali più stringenti «se prevedono una tutela maggiore». Dunque, per quanto riguarda Roma, «la mancata presa in considerazione degli interessi economici degli imprenditori di settore e la supposta riduzione della raccolta di gioco complessiva di almeno il 34% è superata dal problema della tutela della cittadinanza». Strettamente collegato alla competenza del sindaco di stabilire limiti orari al gioco c’è anche quello collegato alle sanzioni: in caso di violazioni «deve logicamente e giuridicamente affermarsi la sussistenza di un potere sanzionatorio» in modo da garantire l’applicazione della norma: ciò, concludono i giudici, può avvenire sia con multe, sia con la sospensione dell’attività fino a cinque giorni. LL/Agipro

 

Fonte Agipronews