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Libero intervista Maurizio Ughi – «L`ippica non è una scommessa, ma uno sport»

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«L’ippica non è mai stata rappresentata come sport, ma come industria delle scommesse. Secondo me deve rivivere come settore sportivo, magari con l’aiuto dello Stato che dovrebbe darle fiducia con un finanziamento di 2 o 3 anni. Rilanciando l’attività sportiva sono convinto che tornerebbero anche le scommesse». Così Maurizio Ughi in un’intervista apparsa oggi su Libero. L’ex numero uno di Snai, oggi amministratore delegato di Obiettivo 2016, è storicamente legato al settore e ancora oggi si occupa delle agenzie ippiche di famiglia. «Il crollo delle scommesse ippiche – ha detto – è dovuto essenzialmente all’avvento di quelle sportive che le hanno cannibalizzate, mettendo fine a un monopolio». Sulle possibili soluzioni per un rilancio, ha ricordato un episodio di qualche anno fa: «Nell’ultima riunione con l’allora ministro Zaia, che aveva aperto le porte a un documento di rilancio del settore, proposi per l’ippica un minimo garantito forfettario sulle scommesse, un importo fisso come viene corrisposto al Coni per i vari sport. L’ippica se lo sarebbe ampiamente meritato come risarcimento, perché aveva fatto da apripista per le scommesse sportive, ospitandone il lancio nelle proprie agenzie di vendita. Ma il settore ippico non mi ha creduto e ha ritenuto di non seguire questa strada. Evidentemente non sono stato convincente, mi dispiace». Nell’intervista è stato toccato anche un caso che a più riprese è stato portato in questi anni all’attenzione dell’opinione pubblica: quello delle multe di 98 miliardi ai concessionari slot, una cifra poi progressivamente e drasticamente ridotta. «Si è trattato di un grosso errore di accertamento – ha spiegato Ughi – riconosciuto dalla stessa Corte dei Conti. Tutti i tribunali avrebbero dato ragione ai concessionari che hanno accettato la transazione per mettere fine una volta per tutte ad una vicenda dai contorni grotteschi. Fatalmente poi alcuni politici dell’opposizione hanno cavalcato la tigre per attaccare il governo in carica».