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IL GIORNALE – Intervista a Maurizio Ughi – «Ma se lo Stato ci aiuta torniamo grandi in tre anni»

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Maurizio Ughi, 69 anni, amministratore unico di Obiettivo 2016, è l’uomo che ha portato la Snai a essere il più grande operatore del settore in Italia. Ha ereditato dal padre l’attività nel campo delle scommesse, all’inizio nell’ippica e poi in altri sport. E sulla crisi ha le idee chiare.

Ughi, fa più rabbia o più malinconia vedere l’ippica ridotta cosi?

«Tutte e due le cose. Rabbia perché per esempio avevo proposto agli ippici di recuperare risorse attraverso regime di contributo forfettario statale che non è stato accettato e che avrebbe aiutato. La rabbia ce l’ho anche con me per non essere stato abbastanza convincente. Malinconia perché quando ho cominciato il mio lavoro le scommesse erano solo sull’ippica, oggi è il fanalino di coda rispetto a tutte le altre scommesse».

Tre cose da fare subito per tornare grandi 

«Uno: bisogna che lo Stato faccia il proprio dovere. In questi anni ha aggredito il settore ippico con altre forme di gioco accettando praticamente di tutto. Bisognerebbe che il governo e il Parlamento reinvestissero sull’ippica, perché un settore in crisi ha bisogno di un soggetto che etta disposizione risorse per rilanciarlo.Anche perché?».

Anche perché

«Lo Stato ha le sue responsabilità perché è stato parte attiva nella riduzione delle risorse per l’ippica»

Secondo…

«L’intervento dei privati che avrebbero strategie per rilanciare il settore. Ma i privati tornano ad investire solo se lo Stato ritrova credibilità».

Terzo.

«L’ambiente ippico non voglio dire sia litigioso ma ha troppe visione diverse sul da farsi. Non voglio però perdere la speranza che le cose possano cambiare. Ma uno volta che lo Stato è presente e che i privati danno continuità ai propri investimenti poi è più facile che l’ambiente sia unito. Anche perché sono i primi a pagare la crisi».

Quanto tempo ci vorrà per tornare ai livelli di un tempo?

«Se Parlamento e governo danno una mano in due o tre anni l’ippica può ritrovare la sua energia e la sua vitalità».

Ce la farete?

«Ce la dobbiamo fare per forza…»

 

FONTE – IL GIORNALE