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Green Pass sale giochi, Ughi (Agisco) : “Giusta certificazione  ma discriminazione tra sale scommesse e corner”

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“Nessuno è contrario al fatto che ci sia una certificazione che consente nel tempo di non chiudere più gli esercizi come i nostri. Questa certificazione sia da garanzia che si può stare aperti, perché con la stessa accertiamo che tutti i clienti che entrano non sono contagiosi. E’ anche perciò una tutela per i lavoratori e per i clienti. Ne prendiamo quindi atto. Faccio, però una analisi da punto di vista organizzativo del negozio di gioco. Ci sono tre tipi di certificazione: a seguito del Bi-vaccino, a seguito dell’aver contratto il Covid e quella di chi non è ancora vaccinato ma tamponato e per 48 ore può affermare di non essere contagioso perché ha dimostrato di essere immune. Mi arriva uno di questi tre soggetti e mi fa vedere il Green Pass e io lo faccio entrare. Ma lo faccio entrare perché leggo il Green Pass con qualche sistema automatico e sono collegato a una banca dati per verificare che non sia autonomamente camuffato da qualcuno? Oppure me lo fanno vedere e basta e io li faccio entrare? Se me lo fanno vedere e basta chi mi dice che quel Green Pass appartenga proprio a chi lo mostra? A questo punto devo chiedere obbligatoriamente il documento di riconoscimento? E se lo chiedo vuol dire che l’ingresso all’interno dei negozi è di fatto nominativo, anche se poi le scommesse sono anonime e non abbinate al soggetto che ha dichiarato la sua identità e la sua certificazione di immunità? Tutti questi quesiti hanno bisogno di risposte. Qualora ci fossero risposte complicate, dovremmo tenere un registro. Chi lo tiene questo registro? Tutte queste cose ci devono essere chiarite prima del 6 di agosto, altrimenti non riusciamo ad ottemperare alla richiesta non perché non vogliamo ma perché non siamo nelle condizioni. Mettiamo che fossero tutte nella maniera più complicata. Anche se non credo. Penso che basti che qualcuno ci faccia vedere il certificato e noi possiamo farlo entrare. Non posso essere però responsabile del fatto che magari fuori dalla sala c’è un bagarino che invece di vendere biglietti vende QrCode. Ovviamente è una provocazione. Come Agisco abbiamo mandato una lettera ad ADM perché ci chiarisca come dobbiamo agire e come ci dobbiamo comportare. Ci sono le norme generali, ma il nostro regolatore ci darà indirizzi di carattere particolare e si adopererà nei confronti degli organi competenti per sapere come ci dobbiamo comportare”.

E’ quanto afferma ad Agimeg Maurizio Ughi (Agisco). “In un negozio di scommesse si deve entrare con un certificato, in un corner di scommesse, perciò in un bar, da quanto stabilito dal decreto, non si deve entrare con un certificato. Perciò si può fare la stessa scommessa che si fa in un negozio di scommesse, dove si entra con il Green Pass, in maniera non certificata. C’è una discriminazione. Posso accettare la discriminazione tra online e fisico quando il fisico è chiuso e l’online gioca. Ma non la discriminazione di territorio tra uno che vende le scommesse in maniera più facile e l’altro più complicata. Il territorio deve essere regolato in maniera equilibrata. Parlando di scommesse sportive, il corner vende le nostre identiche scommesse. Si parla di partire il 6 agosto, il 22 agosto inizierà il Campionato e prima le Champions, perciò si inizia con la vera attività dello sport dove un corner e un negozio di scommesse hanno gli stessi prodotti di vendita. E’ giusto che il regolatore pensi anche a questa situazione. Da una parte c’è una barriera all’ingresso e uno scoraggiamento a poter effettuare una scommessa perché c’è un sistema di certificazione, dall’altra la certificazione non esiste. E’ giusto che il regolatore risponda a un problema di discriminazione sul territorio. Mi auguro ci sia una risposta e una rapida convocazione da parte di ADM delle associazione di categoria interessate per cercare di trovare una linea comune che possa soddisfare le esigenze di tutti e quella superiore di non discriminazione”, ha concluso.

 

Fonte agimeg