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DL Sostegni, Maurizio Ughi: “Siamo stati obbligati a chiudere, non vogliamo l’elemosina”

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“Il Dl Sostegni è assolutamente insufficiente per il nostro settore, non sono stati presi in considerazione quei codici di attività (ATECO) che per ordine stesso dello Stato sono stati costretti a chiudere. Un conto è dare un sostegno a chi ha diminuito il proprio fatturato, un altro è aver visto crollare il fatturato perché è stato dato ordine di tenere chiusa l’attività, come nel caso delle sale giochi, sale scommesse e sale bingo“. E’ quanto afferma Maurizio Ughi ad Agimeg commentando il Dl Sostegni approvato dal Governo.

“All’intero di questo nuovo decreto ci sono risorse aggiuntive, ad esempio, per gli stabilimenti sciistici: anche a loro è stato ordinato di restare chiusi, ma allora anche il settore dell’intrattenimento, che comprende sale giochi, scommesse e bingo avrebbe dovuto ricevere risorse. Lo scorso anno alle sale giochi sono stati dati indennizzi del 200%, mentre alle sale da ballo del 400% in quanto chiuse anche ad agosto. Quindi a seconda della chiusura dell’attività ci deve essere un sostegno maggiore, nel caso di attività come le nostre, rimaste completamente chiuse da ottobre, è un’elemosina, non serve a niente. Tra l’altro mentre prima c’era un aiuto economico per sostenere i contratti d’affitto, con lo Stato che si surrogava al punto vendita per pagare gli affitti, ora non c’è neanche più questo aiuto. Ne consegue che tutti i costi che dobbiamo sostenere per tenere aperto un locale sono sulle nostre spalle, è un impegno notevole. Noi siamo pronti a riaprire in qualsiasi momento, ma anche questo ha un costo. Lo Stato lo scorso mese di ottobre avrebbe dovuto dirci che intendeva tenerci chiusi fino a marzo”.

Per Ughi “è necessario ottenere che il Governo, nel corso della modifica o conversione in legge di questo decreto, nei 60 giorni o nel successivo decreto che dovrebbero emanare entro aprile, nel dare ulteriori risorse di scostamento di bilancio per le attività chiuse, consideri la nostra attività in maniera autonoma ed esclusiva, come attività alla quale è stato dato divieto di riaprire. Viceversa, se verremo ricompresi negli aiuti che vengono dati per la sola riduzione del fatturato, sarà una goccia nel mare. Va invece valutato il codice ATECO della nostra attività: la nostra situazione è gravissima, siamo chiusi da quasi un anno, siamo stati aperti solamente in estate, periodo dell’anno che produce di meno. Tenere chiuse le attività di gioco per quasi un anno ed avere aiuti calcolati come se avessimo soltanto avuto un calo del fatturato del 30-40% quando siamo stati aperti, non va assolutamente bene. Noi siamo stati obbligati a chiudere – ha ribadito Ughi – quindi ci devono trattare come attività a cui è stato dato un divieto specifico. Gli stessi giudici amministrativi, a seguito dei ricorsi, hanno affermato che le chiusure di sale giochi, scommesse e bingo non sono motivate. Mi auguro – conclude Ughi – che qualcuno ci voglia mettere testa, che qualcosa possa cambiare e quindi quelle attività che obbligate dallo Stato sono state chiuse, possano essere trattate in maniera diversa rispetto alle altre. Nel nuovo decreto Sostegni che verrà fatto auspico vi sia un capitolo specifico sulle attività di intrattenimento comprendenti sale giochi e negozi di scommesse“.